Hai mai licenziato qualcuno?

Hai mai licenziato qualcuno?

Ti sei mai trovato di fronte una persona, seduta davanti a te e guardandola negli occhi dirgli:"Da oggi non lavori più per noi, prendi le tue cose e lascia pure l'azienda". L'hai mai fatto? Io si e non mi è mai piaciuto farlo e mi auguro, se lo hai fatto, che non sia piaciuto nemmeno a te. Non importa se la persona non era produttiva. Non conta se era un pasticcione e nemmeno se era una causa persa. La cosa che conta, in quei momenti, è riuscire fare la pace con la propria coscienza, perché non stai compiendo un atto amministrativo: davanti a te c'è una persona, con i suoi problemi, le sue ansie, le sue paure, le sue motivazioni. Non conta quello che penso io, conta quello che sto facendo a quella persona: la sto privando del suo sostentamento scaraventandola verso un periodo di grandi incertezze per lui/lei. La sto privando del suo posto di lavoro e niente, checchè se ne possa pensare, conta di più di un posto di lavoro. Mi sono fatto sempre un pò schifo quando l'ho fatto, anche quando avevo il 110% di motivazioni per farlo.

Allora?

Allora ogni volta che ti trovi a licenziare qualcuno, non stai facendo una bella cosa, a livello emotivo e di impatto sulla vita di un altro essere umano. Non aiuta a rendere più semplice il gesto del licenziamento ma la domanda da farsi, prima di licenziare qualcuno è: "Ma, per questa persona, ho fatto tutto quello che c'era da fare per renderla produttiva e metterla in ruolo?" L'ho affiancata? Ho investito del tempo per la sua crescita? L'ho formata? Mi sono messo vicino per spiegare, allenare, correggere e ancora e ancora? Quanto tempo ho investito prima di decidere di lasciarla a casa? Ogni mansione ha una curva di apprendimento che può variare da pochi giorni a diversi mesi, a volte anni: in relazione alla curva di apprendimento della mansione, ho fatto tutto quello che era in mio potere e dovere per rendere la persona efficace ed efficiente? Se la risposta è si, questo non aiuta a sedersi davanti a lui/lei e dirgli:"Sei licenziato" ma rende il compito meno gravoso dal punto di vista della coscienza e, credimi, non è poco. Se viceversa non ho fatto tutto, e io lo so se ho fatto o non fatto tutto, prima di licenziare qualcuno, mettiti a posto e poi ancora. Perché non c'è niente di peggio del dover fare i conti con la propria coscienza.

Quindi?

Piani di miglioramento, addestramento, affiancamento, mansionari, piani di crescita, assesment, e tempo investito non sono solo inutili documenti da redarre per ottenere le certificazioni di qualità: sono gli strumenti operativi con cui un manager e un imprenditore lavora. Se in azienda non ci sono significa che ci saranno altissime probabilità di non riuscire a far crescere le persone e soprattutto significa che le persone in gamba andranno via, quando si renderanno conto della situazione, perché le persone in gamba ci mettono poco ad annusare il clima e capire come funzionano le cose. E, credimi, per le persone in gamba ci saranno sempre opportunità di crescita in un'azienda in grado di valorizzarle. E' sempre stato così e così sarà sempre.

Se sei un selezionatore

Se sei un selezionatore, quando accetti un incarico e fai un colloquio, ti informi di come funziona l'azienda e di quali sono i progetti che ha per la ricerca che stai per iniziare a fare? Certo, tu devi lavorare, ma il tuo lavoro non è quello di inserire "carne produttiva" ma persone che possano fare la differenza e, come possono fare la differenza se in azienda non è prevista la loro crescita? Può sembrare paradossale ma spesso, siamo noi selezionatori che ci rendiamo complici dei fallimenti negli inserimenti: magari facciamo delle selezioni bellissime, molto professionali, ma dietro, a volte, non c'è la cultura aziendale, l'humus di valori su cui i talenti possano attecchire e crescere. Quando ci accorgiamo di questo, ne parliamo con il committente? Ci confrontiamo con lui/lei per discutere di questo o semplicemente stacchiamo la fattura del 10-15% del RAL del candidato?

Se sei un candidato

Non credere a chi ti dice che il lavoro è semplice, non credere a chi ti promette un sacco di soldi senza dover dimostrare veramente sul campo il tuo lavoro. Non illuderti che sarà facile crescere perché non lo è, mai e non sarà nemmeno breve semplicemente perché "facile" e "breve" non sono sinonimi di "crescita professionale" e "avanzamento di carriera". Sarà lungo e complicato ma, per capire se quando ti presenti a un colloquio di selezione l'opportunità è vera e interessante, oltre alle mansioni e al trattamento contrattuale, chiedi quali sono le prospettive di crescita, chiedi quali sono i piani formativi, soprattutto se ti stai candidando a ruoli che, in futuro, prevedano delle responsabilità. Se ci sono, vai avanti, diversamente, continua a mandare curriculum. Il mantra di questo post è: vuoideitalenticoltivali Per oggi è tutto
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