Molla l’osso, vai in pensione

Molla l'osso vai in pensione: vale per me tra un pò di anni, vale per qualsiasi imprenditore degno di questo nome.

Se dobbiamo rimanere, come nella foto, attaccati all'azienda anche quando ci stanno tappando nella bara, che senso ha aver lavorato e costruito per tanti anni un castello di carte che crollerà velocemente quando noi non ci saremo più?

Se i nostri eredi, lavorando in azienda, non sono in grado di mandarla avanti senza di noi, qualcosa non funziona ed è responsabilità nostra, non loro.

Se a 80 anni pensiamo di essere indispensabili abbiamo un grave problema, di salute mentale.

Se riteniamo che i nostri figli siano dei deficienti, inetti e irresponsabili, teniamoli lontani dall'azienda, è un nostro diritto farlo, ma scopriamolo prima di farli entrare in azienda, non dopo che sono da anni in azienda e magari hanno già 40 anni.

Se riteniamo che i nostri figli non abbiano l'esperienza, facciamo in modo di fargliela acquisire per tempo.

Se riteniamo di essere gli unici in grado di mandare avanti l'azienda, vendiamola per tempo prima che sia troppo tardi.

Se riteniamo che tutti intorno a noi siano incapaci: siamo noi i coglioni, non loro.

Fissiamo il limite d'età

Sia per dignità personale che per oggettivi limiti di energia dovremmo stabilire che oltre i 70 anni diventiamo i Presidenti onorari delle nostre aziende e passiamo la mano.

Certo, possiamo e dobbiamo andarci in azienda, certamente avremo voce in capitolo per alcune decisioni strategiche, ma dobbiamo toglierci dalle palle, dal punto di vista operativo e di gestione spicciola, per due motivi:

  • Il primo motivo è la dignità: rincoglionire in azienda e ostinarsi a provare a tenere il comando quanto le forze ci abbandonano, l'energia non è più quella dei 50 e anche dei 60 anni è triste, ed è un delitto, per noi e per l'azienda che si trova ad essere guidata da una persona che non è più pienamente efficiente, magari è ancora lucida ma dal punto di vista operativo non è più al massimo, non ci facciamo una bella figura noi e soprattutto: qual è il messaggio che diamo al mercato e agli stakeholder aziendali?
  • Il secondo motivo è di carattere umano: se non abbiamo altri interessi che non siano l'azienda, se non siamo in grado di rilassarci con i nostri affetti, i nostri interessi, dopo una vita di lavoro, se pensiamo che tutti intorno a noi siano degli incapaci, ma che razza di vita stiamo vivendo, abbiamo vissuto?

Ovviamente se in azienda non ci sono eredi e non c'è continuità, mi auguro che tu abbia pensato per tempo a vendere o regolare le tue questioni, perchè sarebbe veramente triste che il destino delle famiglie dei tuoi dipendenti sia legato alla sanità mentale e fisica di un vecchio che sempre di più trotta verso il punto del non ritorno. Ci hai mai pensato?

Fai le cose con calma e per tempo

Pensaci, ora magari hai 60 anni e i tuoi figli 30 o giù di lì: come si stanno integrando in azienda, quali responsabilità si stanno prendendo e quali si prenderanno entro il prossimo decennio?

Stanno imparando a gestirla, sei uno dei loro mentori o hai ingaggiato un mentore per aiutarli in questa fase di transizione così importante e delicata?

Se lo hai fatto sei un illuminato, non è da tutti, e nonostante questo la transizione sarà difficile e complicata, perchè, mi rendo conto, lasciare andare la figlia prediletta, la Ditta, quella che ha permesso a tutta la famiglia di prosperare e di vivere bene nel corso di tutti i decenni passati è difficile.

La Ditta è come una figlia per te, lo comprendo, è così anche per me, c'era probabilmente prima dei tuoi figli naturali e loro non sanno tutti i sacrifici, le notti insonni, i problemi che insieme avete dovuto superare per essere dove siete oggi.

Non lo sanno, i tuoi figli naturali, che tutto quello che hanno è grazie al fatto che c'era lei, la Ditta, questo tu pensi: pensi che tutti i sacrifici che hai fatto erano per loro, questi ingrati di figli che ora ti voglio mettere da parte.

Invece lo sanno benissimo, i figli, che cosa significa la Ditta per te.

Lo sanno perchè ti ha sottratto a loro, ti hanno visto poco, spesso ti hanno percepito distratto e sanno che se non sei stato molto presente è perchè tutta la tua energia era destinata alla Ditta.

I tuoi figli, ti vogliono bene, lo sai, ma sono un pò astiosi verso di lei, la Ditta, a cui hai dedicato tantissima energia e vita, è normale, è naturale che sia così: ti ha, in parte, sottratto a loro.

È compito tuo fare innamorare anche loro della Ditta, la loro sorella maggiore, che si è presa cura di loro in passato e che ora ha bisogno della loro freschezza ed energia per continuare a sostenere tutti.

È compito nostro questo, non loro. Ricordiamocelo sempre.

Facciamo pace con noi stessi, con la Ditta e con la famiglia.

Se hai la fortuna di avere dei figli che vogliono lavorare con te o stanno lavorando con te fai pace con te stesso e dedica gli ultimi anni della tua carriera al passaggio generazionale, che, mi rendo conto sia un momento che può essere traumatico per te ma può diventare anche il momento più importante e più bello della tua carriera di imprenditore.

Il momento in cui garantisci la continuità e il futuro a tutto quello che hai costruito.

Il momento in cui la Ditta passa di mano non in modo traumatico ma virtuoso: contando sulla tua saggezza ed esperienza e prendendo nuovo slancio e linfa dall'energia e dall'entusiasmo di giovani menti e corpi in grado di portare la Ditta nel futuro, nel segno della tua continuità, permettendoti di lasciare un segno concreto del tuo passaggio su questo pianeta.

Ecco, l'essenza del passaggio generazionale, lo stimolo a prevederlo per tempo in modo virtuoso, per me è questo: dare continuità e lasciare un segno.

I patti di famiglia

Pensaci, stipulali per tempo, fatti supportare dai tuoi consulenti di fiducia o trovane qualcuno che sia in grado di supportarti: commercialisti e avvocati, è il loro mestiere.

I patti di famiglia regolano gli ingressi nella governance aziendale degli eredi, siano essi i tuoi figli o, a maggior ragione i tuoi nipoti.

Ricordiamoci: fino a che ci siamo noi a reggere il timone della barca, bene o male, probabilmente riusciamo a gestire tutto, ma i patti di famiglia sono un esercizio fondamentale, da prevedere quando siamo ancora lucidi e operativi, per garantire che la terza generazione aziendale non faccia danni irreparabili.

Non sono matto: la seconda generazione, quella dei nostri figli, bene o male, riuscirà a gestire l'azienda se noi siamo stati abbastanza oculati da farli crescere insieme a noi.

La terza però è quella più pericolosa, perchè non si tratta di fratelli ma di cugini tra loro, con un vincolo di sangue sempre stretto ma già diluito, in cui entrano in gioco dinamiche diverse, persone diverse, mogli, mariti, nuore, generi. Persone fuori dal nostro controllo, soprattutto perchè noi non ci saremo probabilmente più.

Stabilire i patti di famiglia che regolano la governance aziendale dovrebbe essere, a mio parere, il tuo grande progetto, da fare insieme ai tuoi figli, prima del passaggio di mano dell'azienda, allora si che tutto avrà avuto un senso.

Scrivo di passaggio generazionale, perchè una delle principali attività del mio lavoro di allenatore d'Impresa è proprio quello di allenare gli Imprenditori e i loro figli nel loro passaggio generazionale.

Tra tutti gli incarichi, quello di supportare un passaggio generazionale è quello che mi piace di più, è la sfida più grande.

È certamente l'incarico più difficile e complicato che possa ricevere, ma è quello che mi dà le più grandi soddisfazioni perchè, vedere tramandare nel tempo il lavoro, il sacrificio e i sogni di un Imprenditore, amplificati e integrati in quelli dei suoi eredi è la cosa più bella che possa accadere per chi fa un mestiere come il mio.

Se vuoi approfondire questo tema, contattami senza impegno qui: [email protected]

Il mantra di questo post è: levantetappamimadopoipattidifamiglia

Per oggi è tutto.

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