Come scrivere un post che raggiunga 261.000 reach organiche

Com'è scrivere un post che raggiunga 261.000 reach organiche? Seeee ha detto la stupidaggine: oramai non si può più, a meno che tu non sia Seth Godin, Chiara Ferragni o se non scrivi di gattini e animaletti vari, lo sanno tutti che con gli algoritmi attuali dei social, la reach si ottiene solo a pagamento.

Eppure...eccolo qui, il post da 261.000 reach organiche:

Questo post, pubblicato quattro giorni fa su LinkedIn, ha ottenuto, ad oggi, 261.914 visualizzazioni, è stato consigliato 1.791 volte e ha ricevuto 147 commenti. Mi ha portato 120 nuovi collegamenti su LinkedIn di cui circa 30 in pieno target con i miei interessi che per me, ti garantisco, è un'ottima conversione. Due ore dopo la pubblicazione aveva circa 10.000 visualizzazioni, 40.000 quattro ore dopo, 90.000 otto ore dopo, 200.000 dodici ore dopo e poi ha continuato a salire nei successivi tre giorni fino ad assestarsi intorno ai 260.000 con i quali oggi, penso, abbia esaurito il suo lavoro. Un lavoro fatto maledettamente bene. Cos'ha di speciale questo post? Niente di speciale, eccolo qui: Un post come tanti altri che, però, questa volta, ha avuto una risposta clamorosa.

Com'è possibile?

Ha sorpreso anche me, ho un discreto seguito per i miei paramenti, ma non mi era mai successo, fino ad oggi, di scrivere un post che abbia avuto questa viralità. Ho provato ad analizzare i motivi che hanno portato a questo successo e provo a proporveli:
  • Il fattore C, dove C non è la lettera iniziale di Cubo. Certamente un pò di C ci vuole, ma non penso che sia questo il motivo per cui il post abbia avuto tutta questa audience.
  • La rottura di uno schema. Il post, come tanti dei miei, esce dai parametri usuali su cui si pubblicano i post su LinkedIn, social media convenzionalmente ritenuto "serio", io dico "serioso" che vede la maggior parte degli scriventi pubblicare cose sempre molto "political correct" di solito molto simili tra loro. Io sono dell'idea che si possa parlare di cose molto serie in modo non serioso e questo post parla d'esperienze d'acquisto, non di un paninazzo mangiato e esposto nella pubblica piazza.
  • L'antagonista. Proprio per il motivo indicato qui sopra tra i vari commenti, ho avuto delle persone che hanno scritto cose del tipo:"Questo post non è degno di essere su LinkedIn" oppure :"Questo post dovrebbe stare su FB".
  • Creato l'antagonista, si è scatenata la difesa dell'eroe: molta gente ha iniziato a confutare la tesi dei "duri e puri" rispetto a cosa si debba o non debba pubblicare su LinkedIn e questo ha scatenato discussioni che hanno iniziato a rimbalzare e a far crescere l'interesse per il post
  • Una buona moderazione: ho risposto personalmente a molti commenti e non ho mai attaccato chi mi tacciava, in modo gentile ma chiaro, di essere uno sprovveduto che pubblica stupidaggini e non conosce l'uso e le regole del social che stavo usando .
  • Il topic: il mio post, anche se anticonvenzionale era in target con quello che io scrivo di solito, marketing e vendite e parlava di un'esperienza d'acquisto, per cui la maggior parte dei commenti sosteneva la mia tesi, contestando quella degli antagonisti.
  • La semplicità e l'identificazione con me: il panino era veramente buono e tanti utenti, tutti i giorni, si trovano in situazioni esattamente uguali a quella in cui mi sono trovato io, provando affinità, con me e con la mia esperienza.
  • Non ci sono regole, ma esperienza che fai vivere ai tuoi utenti. Evidentemente con questo post i miei utenti hanno vissuto una bella esperienza.
La foto qui sopra indica i commenti rispetto al punto di vista di un "antagonista", e il contraddittorio dei lettori che ha innescato la viralità. Se vuoi leggere il post puoi andare sul mio profilo LinkedIn e leggerlo, è un post del 22 gennaio.

Cosa mi conferma questo post?

  • E' ancora possibile creare dei contenuti che ottengano una reach organica, certo, è molto difficile farlo ma è possibile.
  • Il principio che se una cosa sei riuscita a farla una volta la puoi replicare è vero. Ora sono nei guai perché la mia asticella si è alzata e se prima ero contento quando avevo 10.000 o 20.000 di reach organica ora il benchmark è un pò più impegnativo.
  • Che quello che racconto ai miei allievi quando tengo i corsi di public speaking e li alleno a preparare un discorso è assolutamente vero: 1) spiega cosa, 2) crea l'antagonista, 3) offri una soluzione. E' lo schema in tre punti che viene ricalcato in tutti i film e in tutte le pubblicità. Prova a pensare come inizia il film "Guerre stellari": "Tanto tempo fa, in una galassia lontana, lontana Guarda il video qui in cui è chiaro quello che intendo per cosa, antagonista e soluzione.
  • Non esistono gli assoluti e soprattutto i social non sono schematizzabili secondo le credenze e i preconcetti che noi abbiamo verso di loro. Non esistono i post per "Facebook" non esistono i post per "LinkedIn", esiste solo la capacità di creare emozioni negli utenti che decidono di commentare e dare visibilità a quello che scrivi in modo autonomo.
  • Content is King but Audience is Emperor. I contenuti devono essere buoni ma è il pubblico che decide se lo sono o no.
  • Il fattore C esiste, io ne ho avuto un pò nel pubblicare questo post al momento giusto, nel modo giusto e trovando quasi subito l'antagonista giusto che ha dato il via all'escalation.
  • Non ti montare la testa e continua a   crivere con regolaritàcercando di interessare il tuo pubblico senza lo stress da 260.000.
  • Last but not least: ho goduto come un riccio nel vedere questi numeri. Una bella pacca sulla spalla per me.
Il mantra di questo post è: ognitantoillavoropagallagrande Per oggi è tutto.
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