Figli: istruzioni per l’uso

Figli, istruzioni per l'uso: nessuna.

Libretto d'istruzioni

Quante volte, quando abbiamo a che fare con i nostri figli, ci piacerebbe avere il libretto d'istruzioni? Il libretto d'istruzioni da sfogliare, con un indice ben fatto, che ci dica cosa fare, cosa non fare, cosa dire, cosa evitare di dire. Peccato, il libretto d'istruzioni non esiste. Nella rete esiste tutto, troviamo qualsiasi cosa semplicemente digitando una chiave di ricerca ma con i figli no, non esiste. Ognuno di essi è unico, irripetibile e inimitabile e ogni esperienza personale non è duplicabile, non è confrontabile. Ti puoi confrontare con gli amici che hanno già vissuto situazioni simili alle tue, certo, ma sono simili in apparenza, molto differenti nella realtà. Essere genitori è il mestiere più difficile del mondo, è assolutamente vero, in più paghiamo anche per farlo, non è bizzarro? E' una cosa quasi masochistica avere un figlio: dai la vita, cresci una creatura, cambi la tua vita limitandoti in tutto, ti costa un botto e anche di più di denaro e perdi la serenità, diventi ansioso, irritabile, frustrato e ti senti incapace, abbandonato, rifiutato. Perché?

Già, perché?

Non ci sono libretti d'istruzione però leggere dei punti di vista può essere interessante, non utile ma interessante, ti racconto il mio: Con i figli noi andiamo incontro a frustrazioni e delusioni per questi motivi principali:
  • Ci aspettiamo delle cose da loro che non si realizzano, deludendo le nostre aspettative.
  • Non riusciamo a comunicare.
  • Ci sentiamo abbandonati e messi da parte.
Se vuoi aggiungine altre, queste sono quelle che ho provato io a suo tempo e che ogni tanto provo ancora. Sono motivi veri, reali, che, osservando la realtà saltano immediatamente agli occhi in tutta la loro dirompete dolorosità.

Eppure

Eppure dovremmo fare queste riflessioni:
  • Non ci hanno chiesto loro di venire al mondo.
  • Non sono un nostra proprietà personale.
  • Voler duplicare su di loro la nostra "leggenda personale" non solo è inutile ma è anche stupido.
  • Per comunicare, come ci insegnano gli esperti di marketing, dobbiamo parlare la loro lingua, non pretendere che parlino la nostra.

Cosa vuoi dirmi?

Voglio dire che non sono i nostri figli ad infliggerci il supplizio, siamo noi, unici carnefici e responsabili della situazione in cui ci cacciamo. I nostri figli non sono una nostra proprietà privata, la natura ce li affida, per un breve periodo di tempo, affinché li aiutiamo a crescere e diventare indipendenti. E' vero: siamo la razza più stupida e lenta del pianeta, ci mettiamo 20-30 o anche 40 anni a diventare indipendenti quando tutte le altre specie ci mettono poche settimane o pochi mesi, ma questa è un'altra storia, che però ha parecchie attinenze con questo articolo. I figli non sono una nostra proprietà e non dobbiamo cercare di proiettare su di loro i nostri desideri volendoli obbligare a vivere quello che noi pensiamo sia meglio per loro. Certo, dobbiamo indirizzarli, dobbiamo cercare di aiutarli ad evitare di fare stupidaggini, ci mancherebbe, siamo ingaggiati per questo, ma non possiamo pensare di clonarli o di cercare di pretendere che loro realizzino i nostri sogni mancati o diventino quello che avremmo voluto diventare noi.

Come fare?

Come ho scritto, non c'è il libretto d'istruzioni, questo è il mio punto di vista, opinabile, discutibile, criticabile, migliorabile ma mi auguro possa esserti utile:
  • Non illudiamoli di essere loro amici. Sarebbe un gravissimo errore, li tradiremmo. Non possiamo essere amici dei nostri figli. Verrà il momento in cui dovremo prendere posizioni dure e fare cose che un amico non farebbe mai. I ruoli devono essere chiari: c'è un tempo per essere figli e un tempo per essere genitori, sono due lavori diversi.
  • Leggenda personale: evitiamola. Frasi tipo:"Lo dico per il tuo bene", "lo faccio per farti evitare gli errori che ho fatto io", "Lo so io cosa va bene per te", non solo sono inutili, ma sono stupide. Ricorda quando i tuoi genitori te le dicevano, cosa pensavi? Cosa facevi?
  • Non aspettiamoci niente da loro. Questa è la più dura. Aspettarsi riconoscimenti, comprensione, tolleranza è umano, ci mancherebbe, ma non può essere ragione della nostra soddisfazione o frustrazione. Ci sono molti modi di manifestare rispetto e amore e non necessariamente sono quelli che ci aspettiamo noi. Facciamocene una ragione.
  • Pretendiamo da loro. Non siamo i loro zerbini, non ci siamo per qualsiasi capriccio o pretesa che loro hanno. Certo, ci dobbiamo essere sempre ma se vogliamo che crescano e si preparino a vivere in un mondo non propriamente semplice dobbiamo trasferire loro la cultura del rispetto e della reciprocità. Io mi dono a te gratis, non pretendo niente in cambio se non una cosa: il rispetto, di me come persona.
  • Viviamo la nostra vita. Amiamoli, con tutto il nostro essere, ma essendo consapevoli che il loro tempo con noi è fugace, breve. Annullarci per loro è un suicidio e, tra l'altro, è la causa dei più grossi conflitti e tormenti:"Con tutto quello che ho fatto per te", "Io ci sono stato sempre e ora mi abbandoni" generano in loro sensi di colpa che non hanno senso e sono egoistici, fanno star male noi e anche loro. Quante volte abbiamo pensato o detto queste cose? Avere una vita significa mettere noi stessi e il nostro partner a un livello alto, altissimo. Certo, i nostri figli sono la nostra priorità, sono i più importanti, ma devono far parte della nostra vita, non essere la nostra vita.
  • Sosteniamoli sempre. Nelle loro scelte, anche se non necessariamente a me piacciono. Certo, proviamo a indirizzarli, a influenzarli, è il nostro ruolo, ma se la scelta non è criminale o palesemente distruttiva sosteniamoli. Non vuol dire essere entusiasta se la loro scelta non mi piace ma nemmeno giudicante o speranzoso del loro fallimento per poter poi dire:"Ecco, te l'avevo detto".
  • Mettiamoli di fronte alle loro responsabilità. Il mondo funziona sul principio di causa-effetto, lo sappiamo. Ogni cosa che facciamo genera un effetto, che si manifesterà nel tempo. Funziona così, anche per i nostri figli, loro non ne sono immuni. Non giudicarli e sostenerli significa anche abituarli ad assumersi delle responsabilità. Viviamo in un mondo di irresponsabili: li abbiamo creati noi.
  • Buttiamoli fuori di casa. E' vero, viviamo in un mondo difficile, trovare un lavoro è difficile, la vita è difficile ma non per questo dobbiamo "obbligare" i nostri figli a stare con noi non perché il mondo è difficile ma perché siamo egoisti e li vogliamo attaccati per poterli controllare.  Anche al giorno d'oggi, ci sono tante opportunità, magari non vicine a noi ma ci sono. Spingiamoli verso l'autonomia, nelle fasi iniziali se abbiamo la disponibilità economica aiutiamoli un pò ma mandiamoli via, non è sano che un figlio a trent'anni stia in casa, è innaturale. Non mascheriamo il nostro egoismo con la crisi e il mondo difficile.
  • Esserci, sempre. Ecco, qui ci accorgiamo se i figli ci riconoscono. Non per le stupidaggini, non per le paturnie. Per i problemi importanti, quelli veri, si rivolgono a noi? Per i consigli che determinano scelte determinanti, ne parlano anche con noi? Se la risposta è si, significa che ci siamo. A questo serviamo.
  • Parliamo la loro lingua. Non pretendiamo che loro parlino la nostra. E' una regola di comunicazione fondamentale, dobbiamo parlare la lingua del nostro pubblico, in questo caso i figli, usiamo gli strumenti che usano loro, impariamo a farlo, anche se non ci piace. Sarà meglio imparare a usare whatsapp o continuare a non riuscire a comunicare?

Un augurio:

Mi auguro che tu possa essere un padre e una madre ordinario, non speciale, non un super eroe o una montagna troppo alta da scalare, presente ma non troppo ingombrante. Un padre o una madre con tutti i suoi difetti, con tutti i suoi errori e le sue paturnie, esattamente come loro, i nostri figli, senza vergognarsi di averli. Un padre o una madre che loro possano, un giorno, ricordare con affetto e magari sostenere nel momento in cui potremmo averne bisogno, senza aspettarcelo però, perché ricordiamoci: noi li abbiamo scelti, loro ci hanno subito. Mi auguro che i nostri figli, a loro volta, ci scelgano, in modo auto determinato, come persone non come padre o madre, è un percorso lungo farsi scegliere: i parenti non si scelgono, le persone si.  Mi auguro e ti auguro di essere scelto come persona e non perché sono un parente. Ti auguro di avere dei figli come i miei: Mattia e Valerio. Prima di tutto due bellissime persone, poi figli. Non esistono libretti d'istruzione: esiste vivere la nostre stagione, ballare e cantare la nostra canzone, facendo un pezzo di strada insieme ai nostri figli, augurandoci che loro decidano di fare un pezzo della loro strada con noi. Verrà il tempo in cui noi avremo bisogno di loro, ma non ora. Il mantra di questo post è: nopanicvivinopanicvivi Per oggi è tutto.  
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