Ciò che io penso di aver detto non conta nulla.

Non conta cosa penso io di aver detto, conta cosa arriva al mio interlocutore.

Il grave errore

Il grave errore che possiamo fare, quando ci relazioniamo con gli altri è quello di pensare una cosa, dirla ed essere convinti che dall'altra parte sia arrivata la stessa cosa. Molto spesso non è così. Non conta cosa pensiamo di aver detto noi. Conta solo quello che gli altri hanno capito. Applicare l'assioma che leggi qui sopra, ci permetterà di evitare tante incomprensioni e arrabbiature e aumenterà la nostra capacità comunicativa. Spesso non è vero che le persone non sono allineate con noi, semplicemente noi non siamo bravi a comunicare in modo netto, chiaro ed esaustivo quello che vogliamo e soprattutto, non ci accorgiamo se loro hanno capito quello che vogliamo da loro.

La struttura della comunicazione

Consideriamo che la grossa parte della nostra comunicazione non è rappresentata da quello che diciamo, le parole, ma da tutto il resto che non diciamo e che non ci viene detto a parole, ma comunicato in altri modi: sguardo, atteggiamento, tono di voce, prossemica, paraverbale e chi più ne ha più ne metta. Meno del 10% della comunicazione è rappresentato dalle parole che diciamo, per cui dobbiamo comprendere bene questo meccanismo tecnico di cui è composta la comunicazione:
  • Duplicazione: dobbiamo accertarci che al nostro interlocutore siano arrivate esattamente le parole che abbiamo detto. Questa cosa è praticamente impossibile se sta facendo altro, se non ci guarda, se è distratto, se usiamo termini e vocaboli che lui non conosce, se noi pensiamo già alle risposte che gli dobbiamo dare, se non ascoltiamo e se non ci ascolta.
  • Comprensione: se ho duplicato posso comprendere ma non significa che io sia d'accordo. Tu che stai comunicando con me ti accorgi se io sono d'accordo o no? E cosa fai nel caso non lo sia?
  • Verifica contestuale informale: è ciò che mi permette di capire se la mia comunicazione sta scorrendo fluida o se sto solo parlando. Per poterla fare serve applicare una regola molto semplice: fai quello che stai facendo, mentre lo stai facendo. Significa essere concentrati sulla persona o sulle persone che abbiamo davanti. Concentrati per davvero.
  • Domanda: Quando una persona, a fronte della stessa cosa che stiamo osservando, vede una cosa completamente diversa dalla mia, invece di incaponirmi a spiegare il mio punto di vista, devo farmi questa domanda: ma questa persona, è completamente stupida, o vede qualcosa che io non vedo? Qual è il suo punto di vista? Glielo chiedo: cosa vedi tu? Fare solo questo aumenterà in modo grandioso la mia abilità comunicativa e l'empatia dell'altra persona nei miei confronti. Non ci credi? Non importa, provaci.

Si ma è difficile

Certo che è difficile. Viviamo in un mondo di persone che sono abituate a parlare e non a comunicare, viviamo in un mondo che non ci ascolta. La maggior parte di noi non ascolta, vuole solo dire, dire, dire. E' difficile cambiare le abitudini comunicative, però dobbiamo sapere che tutti noi, abbiamo la comunicazione nel nostro D.N.A., siamo animali sociali e c'è stato un tempo in cui ognuno di noi è stato un eccellente comunicatore: assertivo, incisivo, empatico. Quel tempo, più o meno lungo per ognuno di noi, è stato quando eravamo nella prima infanzia: un momento della vita in cui siamo stati sia i migliori venditori che i migliori venditori del mondo. Poi, l'abitudine, il contesto, l'educazione che abbiamo ricevuto, ci hanno trasformato, dal punto di vista della comunicazione, in paracarri muti. Non è colpa nostra. Ma è responsabilità nostra fare qualcosa per riscoprire le abilità della comunicazione, quelle che potranno fare la grande differenza per noi e per le persone con cui entriamo in contatto. Non è complicato da fare, è solo difficile, perché dobbiamo cambiare il punto di vista che ci impone di entrare in conflitto con le persone quando non la pensano come noi o quando hanno punti di vista divergenti rispetto alle nostre verità. Studio, letture, addestramento e allenamento costante ci aiuteranno.

Con chi mi alleno?

Con tutti ma soprattutto con le persone con cui ho più difficoltà a comunicare. Il barista antipatico, il collaboratore riottoso, la moglie o il marito con cui sono in tregua armata da mesi. E' troppo semplice allenarsi con chi già ci dimostra empatia e ci piace. E' obbligatorio? Certamente no, ma se voglio migliorare le mie opportunità e la mi avete di relazioni è una delle cose più utili e a minor costo, perché, nel tempo, ci farà stare molto meglio, a tutti i livelli. Quindi: non conta cosa penso e cosa dico io. Conta solo quello che hanno recepito gli altri. Ricordiamocelo. Se vuoi approfondire questi temi, puoi contattarmi qui: scrivimi@maurobaricca.it Il mantra di questo post è:comunicarenonparlarecomunicarenonparlare Per oggi è tutto.
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