LA RETE IL GRANDE FRATELLO E LA DISSONANZA COGNITIVA

Ti suggerisco un libro interessante: Un mondo condiviso di Editori Laterza.

La quarta di copertina racconta: "Il mondo è unico e dobbiamo condividerlo, ma quali sono le nuove pratiche di condivisione per garantire un futuro sostenibile? In queste pagine otto grandi studiosi italiani e stranieri provenienti dalle più diverse discipline, dalle neuroscienze alla linguistica, dalla politologia alla geografia, ragionano su come possiamo rinnovare il nostro modo di vivere insieme. In vista di un obiettivo comune: un mondo sostenibile".

Mi hanno colpito alcuni passaggi scritti da Derrick de Kerckhove che contribuisce a questo libro con un capitolo dal titolo:" Condivisione on line e off line".

Cito testualmente: "L'inconscio digitale è tutto ciò che si sa su di noi e che noi non conosciamo. Si accumula nelle banche dati del mondo. Si caratterizza per la sua portata globale, per la straordinaria velocità con cui consente l'accesso alle informazioni, per la possibilità istantanea di raccogliere e far emergere a livello cosciente una notevole quantità di dati, correlati in diverse configurazioni, in tempo quasi reale. Il suo impatto sull'individuo e sulla società è più potente di quello previsto da Freud e da Jung.(...) L'inconscio digitale è simultaneamente collettivo, connettivo e individuale, benchè non più privato. (...) il problema principale non è legato all'uso etico delle tecnologie, benché questo sia senza dubbio importante. Il problema fondamentale è che, come sempre, la tecnologia cambia l'etica propria di ciascuno. Attraverso le tecnologie elettroniche, l'etica della persona individuale diventa quella della persona sociale".

Ora, sappiamo già da tempo che gli algoritmi dei principali social media e di Facebook in particolare, lavorano per fare in modo che ognuno di noi veda e legga quello che "il grande fratello" ritiene vogliamo vedere. Questi algoritmi lavorano per "renderci più piacevole l'esperienza" per tenerci connessi il più a lungo possibile e, ovviamente, per proporci prodotti o servizi che l'algoritmo ritiene utili per noi.

Tutti noi ci siamo certamente accorti che dopo aver discusso con la mamma o la fidanzata su WhatsApp, una volta connessi a Facebook vediamo pubblicità che ci propongono quello di cui abbiamo discusso, non è magia, è matematica, logica e soprattutto possibilità di avere libero accesso a tutte le informazioni che noi liberamente diamo a tutti i social media e alla rete senza sapere l'uso che ne verrà fatto. Tutti noi ci siamo accorti che automaticamente, man mano che passa il tempo e noi interagiamo sulla rete, i nostri profili sono popolati da persone e argomenti affini a noi.

Per chi si occupa di marketing come me, questa è la manna: poter profilare i clienti, inviare messaggi specifici al pubblico che si vuole raggiungere, realizzare campagne di marketing con precisione quasi chirurgica, un sogno.

A livello personale però le cose rischiano di non essere affatto simpatiche: il rischio è quello di trovarsi sempre di più a discutere solo e soltanto con individui che hanno i nostri interessi, le nostre idee, le nostre paranoie, le nostre idee politiche. Il rischio di finire chiusi in una bolla che si isola man mano dal mondo reale non è un'ipotesi campata in aria, è, anche dal mio punto di vista, concreto.

La rete e i social media tendono ad esasperare la nostra dissonanza cognitiva : più siamo impegnati a credere che qualcosa sia vero, meno saremo disposti a credere il contrario, anche di fronte all'evidenza.

Una rete che ci racchiude in un bozzolo preconfezionato per noi, una sorta di matrix che ci coccola allontanandoci dalla realtà, fantasie, esagerazioni? Forse, ma meglio stare in campana.

La riflessione che voglio fare con questo palloso articolo è che anche la vita reale è, apparentemente, uguale: non è che noi nel reale frequentiamo, nel limite del possibile, persone che non ci piacciono, di solito tendiamo a stare con chi ci fa star bene e di cui condividiamo idee e principi, è la stessa cosa, in teoria. 

La grande differenza però è che, nella vita reale, siamo costretti a confrontarci anche con le realtà diverse dalle nostre e dover discutere con diversi punti di vista, mediando, litigando, trovando accordi e accorgendoci che ci sono molti colori, molte sfumature e non tutte coincidono con le nostre visioni.

Nel virtuale, se non stiamo attenti, man mano che scremiamo le nostre amicizie, comunicando solo con chi ci piace, man mano che affiniamo le nostre ricerche, connettendoci a persone che hanno i nostri interessi diamo delle informazioni agli algoritmi dei social che verranno usate per isolarci sempre di più.

Il social pensa per noi, sa cosa a noi piace e ce lo propone. Milioni di persone che parlano del veganesimo o dell'amore per i cagnolini e per i gattini, nella migliore delle ipotesi. La versione meno bucolica è quella di milioni di persone che vogliono mettere al muro i neri o i diversi o i gay o quelli a cui piacciono i fagioli con le cotiche (mi costituisco, io sono uno di quelli). Tutte queste persone con le stesse idee si troveranno a creare una sorta di gigantesca visione comune collettiva, che può essere molto pericolosa, soprattutto per i più deboli, le persone più influenzabili, quelle che non hanno la voglia o le capacità di farsi una propria idea personale sulle cose e sugli accadimenti.

La rete ha cambiato la nostra vita, per sempre, e penso che possa essere una grande risorsa, che ci riserverà ancora tantissime sorprese, penso però che noi, nella nostra autodeterminazione, coscienza ed etica, abbiamo il dovere, nonostante la dissonanza cognitiva, di farci opinioni più larghe, di non vivere solo nel virtuale, di vedere gente, fare cose, discutere nelle piazze vere, davanti a un buon bicchiere di vino o in qualsiasi altro modo.

Sto dicendo cose banali? Forse, ma la banalità a volte ci può servire per dare un senso alle cose e per farci assumere la responsabilità di cercare di vivere la nostra vita, nel modo più autodeterminato possibile.

Ricordiamoci di passare più tempo con la gente reale, sarà meno simpatico e più stressante ma sicuramente ci farà crescere positivamente.

Viva la rete, occhio alla rete.

Il mantra di questo post è: ilgrandefratellotranoimalopossiamogestire

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