Quando mollare?

Quando mollare?

Mai, non si molla mai

Non è vero, solo gli stupidi non mollano mai. Bisogna insistere, persistere, metterci tutte le intenzioni, è vero, ma se mi ostino a sbattere la testa contro il muro non sono determinato, sono sciocco. Mollare a volte è salutare, è sintomo di intelligenza e richiede una grande forza emotiva. Fallire e mollare non sono sinonimi, non sono la stessa cosa. Certo, ogni volta che si molla un progetto su cui si è puntato tanto, su cui si è investito tanto, per il quale ci si è sacrificati tanto è un fallimento. Ma l'unico vero fallimento è quello da cui non ci si rialza più, tutti gli altri sono momenti, percorsi, esperienze, vissute e da vivere. C'è un bel libro di Seth Godin che tratta questo argomento si intitola Il vicolo cieco. Il piccolo libro che vi insegna a comprendere se insistere o rinunciare lo consiglio a tutti noi, a prescindere dalla situazione in cui ci troviamo.

Quando insistere?

E' soggettivo, certamente, come scrive Seth:" Non mollare ciò che racchiude un grande potenziale solo perché non reggi lo stress del presente", è vero. Se un progetto, una storia, un'avventura ha un grande potenziale non si deve mollare, ma se questo progetto, questa storia, quest'avventura ti sta uccidendo, mollala, anche se ha conseguenze che possono sembrarti terribili. Dobbiamo insistere quando, noi, sappiamo che non stiamo morendo, la sofferenza si, la dobbiamo mettere in conto, il sacrificio anche, ma la nostra sanità mentale e fisica non giochiamocela, non serve a niente correre dietro a grandi obiettivi se ci arriviamo morti. Abbiamo diritto di vivere la nostra vita in modo fantastico, non permettiamo a nessuno di giocare la nostra partita, siamo noi che sappiamo se dobbiamo mollare o possiamo andare avanti, nessun altro. Quindi, insistiamo e non molliamo quando siamo certi che stiamo giocando la nostra partita, non quella degli altri solo perché non riusciamo ad essere assertivi. Ti propongo la carta dei diritti assertivi: L'assertività è una caratteristica molto importante per la nostra sanità e autodeterminazione, consiste nella capacità di esprimere in modo chiaro ed efficace le nostre opinioni senza offendere o aggredire il nostro interlocutore. Interlocutore che, spesso, vede le cose dal suo punto di vista, corretto per lui, che però lede la nostra integrità, il nostro sentimento, quello che vogliamo essere o fare. Lo psicologo americano Manuel Smith, nel 1979, enunciò la carta dei diritti assertivi: 1 Ho diritto di chiedere ciò che voglio 2 Ho il diritto di dire di no a richieste e domande che non posso esaudire 3 Ho il diritto di esprimere tutte le mie emozioni, positive o negative 4 Ho il diritto di cambiare idea 5 Ho il diritto di sbagliare e non devo essere perfetto 6 Ho il diritto di perseguire i miei valori e ciò in cui credo 7 Ho il diritto di non essere responsabile per azioni, sentimenti o comportamenti degli altri 8 Ho il diritto di aspettarmi onestà da parte degli altri 9 Ho il diritto di adirarmi con le persone che amo 10 Ho il diritto di essere me stesso e di essere unico/diverso 11 Ho il diritto di dire “non lo so” 12 Ho il diritto di non dovermi scusare e giustificare per il mio comportamento adducendo ragioni o scuse 13 Ho il diritto di avere il mio tempo e i miei spazi personali 14 Ho il diritto di essere allegro 15 Ho il diritto di cambiare e di crescere 16 Ho il diritto di essere trattato con dignità e rispetto 17 Ho il diritto di essere felice 18 Ho il diritto di dire “non mi interessa” quando gli altri mi vogliono coinvolgere nelle loro iniziative. 19 Ho il diritto di giudicare da me il mio comportamento ed assumermi le responsabilità delle conseguenze 20 Ho il diritto di decidere se occuparmi dei problemi altrui, evitare di assumermi responsabilità al posto di quelli che si rifiutano di prendersele 21  Ho diritto di non farmi coinvolgere dalla benevolenza che gli altri mi mostrano quando mi offrono o chiedono qualcosa 22 Ho il diritto di essere illogico nelle mie scelte 23 Ho il diritto di dire non capisco a chi non dice chiaramente cosa si aspetta da me

Quindi?

Quindi, ovviamente, se io ho tutti questi diritti, anche chi è in relazione con me li ha e io ho il dovere di rispettarli, così come devo pretendere che vengano rispettati i miei. Tornando al titolo del post: quando mollare? Quando penso che i miei diritti non siano più presi in considerazione dagli altri, quando io stesso mi accorgo di abbandonarli e di trattarmi con poca dignità e rispetto. Attenzione, non significa mollare alle prime difficoltà, quello mai. Significa mollare dopo aver fatto consapevolmente tutto quello che potevi fare e anche un pezzetto in più per portare avanti le cose, tu lo sai se lo hai fatto, nessun altro. Quando però, il peso e la sofferenza diventano insostenibili e la tua energia diventa avvelenata, quello è il momento di mollare. Sempre Seth Godin, hai capito che è uno che mi piace, scrive in un altro libro sull'argomento che si intitola "Basta! Sapere quando restare, capire quando lasciare" : "Tutto all'inizio costituisce un'esperienza eccitante - un lavoro, un progetto, una relazione - ma poi subentrano i primi ostacoli, presagi di una fase più difficile: quella in cui non vi divertite più. Quella in cui finite col chiedervi se vale davvero la pena stringere i denti. Forse è una crisi temporanea e dovete solo arrivare dall'altra parte del fossato. Forse, invece, è un vicolo cieco, una situazione che non potrà mai migliorare, neppure con il massimo impegno".

Allora che faccio mollo?

Prima di mollare dobbiamo capire se ci troviamo solo in un momento di down, se ci rendiamo che è dura ma che il fossato in cui siamo caduti si può superare, allora non molliamo, teniamo duro. Se invece ci rendiamo conto di essere in un vicolo cieco, una situazione da cui consapevolmente ci rendiamo conto di non riuscire a uscire, molliamo, senza sensi di colpa, sarebbe inutile e mortale insistere. Molliamo e impegniamo le nostre risorse e le nostre energie per uscire dal fossato e rincorrere altri progetti che ci permettano di esprimere in modo positivo e costruttivo tutta la nostra determinazione e voglia di far bene. Quindi: non credere a chi ti dice che non bisogna mollare mai, non è nelle tue mutande! A volte, mollare, è una necessità di sopravvivenza e sintomo di intelligenza emotiva. Mollare, può significare rinascere, con occhi nuovi, con esperienze in più, con un bagaglio di competenze utili da mettere al servizio di nuove avventure. A volte, mollare, è la cosa più bella ed energetica, oltre che più utile, che si possa fare. Il mantra di questo post è: fossatoovicolociecofossatoovicolocieco? Per oggi è tutto.    
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