Se non usi i dati, non fai marketing

Il marketing è dati. Questo è l'assioma che dobbiamo piantarci in testa o tatuarci addosso, non importa se è un chiodo piantato o un tatuaggio, l'importante è che ce lo ripetiamo come un mantra: il marketing è dati.

Fare marketing significa lavorare con una disciplina economica statistica, non giocare a creare eventi, fiere, brochure o gadget ad minchiam.

Troppo spesso, tante aziende, non solo di dimensioni piccole, scambiano il marketing con i suoi strumenti, il marketing non è:

  • fiere
  • pubblicità
  • eventi
  • brochure
  • gadget
  • promozioni
  • aggiungi tutto quello che ti viene in mente

Il marketing non è tutto quello che ho elencato qui sopra. L'elenco cita delle cose che il marketing può fare, gli strumenti che usa, che devono essere inseriti in una strategia e un budget di marketing complessivo che tiene conto degli obiettivi che ci vogliamo porre.

La strategia, in funzione del budget che abbiamo, decide quali sono gli strumenti che useremo. Le statistiche consuntive ci dicono se quello che stiamo facendo funziona o meno. Le statistiche sono la nostra bussola.

Le statistiche, se non sono taroccate, hanno sempre ragione, noi ci dobbiamo innamorare di quello che ci dicono le statistiche, non delle cose che piacciono a noi.

Non quello che piace a noi ma quello che funziona

L'errore in cui si cade molto spesso, quando lavoriamo con il marketing, è quello di pensare che le cose che piacciono a noi piacciano al nostro pubblico. Così come, spesso, evitiamo di mettere in atto delle azioni semplicemente perché pensiamo che, non piacendo a noi, non saranno gradite dal pubblico.

Niente di più sbagliato.

Non conta cosa piace a noi, conta cosa ci dicono i numeri. Funziona, lo uso. Non funziona, lo abbandono.

Non innamoriamoci delle azioni, innamoriamoci dei risultati.

Che noia parlare di dati

Esatto: il marketing è, per l'80% noia, per il 20% libidine

L'80 % del tempo, i marketer professionisti lo passano a raccogliere dati, classificare dati, analizzare dati e interpretare le statistiche, basate sui dati, per poter fare previsioni attendibili di quello che potrebbe succedere.

Il 20% del tempo, grazie a quanto emerso dai dati, lo impiegano a creare campagne affascinanti, accattivanti, belle, emozionali e stimolanti per fare in modo che i clienti e il mercato potenziale li scelga.

Se non facciamo questo non possiamo dire di fare marketing, ma possiamo dire di buttare via il nostro prezioso tempo, sprecando soldi, energia, alimentando le nostre frustrazioni per risultati che non arrivano.

Perseverare nell'errore

Chi non usa dati tende a perseverare negli errori: continuiamo a fare quella fiera solo perché "pare male non esserci". Continuiamo a fare il catalogo in quello modo perché "abbiamo sempre fatto così". Insistiamo a guardare cosa fanno i nostri concorrenti e copiarlo perché "tutti lo fanno".

Se una cosa non funziona più buttiamola via. Se una cosa ci sembra molto strana da provare, proviamola, prendiamoci dei rischi calcolati: sulla base dei dati che raccoglieremo sapremo se funziona o no. Facciamo dei piccoli test, ma osiamo.

Osa

E' una delle parole del marketing che io uso spesso. Il marketing che funziona, oggi, è il marketing per differenziazione, non quello per uniformità.

In un mondo di aziende simili, prodotti simili, prezzi simili, personale simile, offerte simili, solo se ci differenziamo riusciremo a farci prestare attenzione.

Osare significa osservare cose che fanno altri settori merceologici, diversi dal nostro, e sperimentarli nel nostro. Significa guardare cosa fanno i concorrenti e fare diversamente. Vuol dire creare dei nuovi format con cui proporci.

Si il marketing è anche fantasia e inventiva, ma senza numeri che ci permettano di misurare successi e insuccessi e fare le opportune correzioni, non si va da nessuna parte. Innamorarsi delle statistiche, è la via.

Per approfondire questo tema, contattami senza impegno qui [email protected]robaricca.it

Il mantra di questo post è: numeridatirisultatièilsegreto

Per oggi è tutto.

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