Il corona virus e la leadership

Cosa ci sta insegnando questa tegola immane che ci è caduta in testa che potrà esserci utile per le nostre attività quando l'emergenza sarà attenuata?

Ci sta insegnando, se mai ne avessimo avuto bisogno, che la leadership e la comunicazione sono la base di qualsiasi gruppo coeso e unito.

In assenza di questi due elementi: leadership e comunicazione, i componenti del gruppo sono allo sbando, smarriti.

Perché il corona virus sta rendendo evidente tutto questo in modo drammatico?

Le fonti di informazione

Se io non comunico correttamente e in modo esaustivo, tu andrai a cercarti le notizie in giro, sulla rete e ne troverai, ne troverai tante: esperti, pseudo esperti, bufale, opinioni da bar, chiacchiere in famiglia, chiacchiere da chat.

Mai come oggi è facile trovare informazioni, nella maggior parte dei casi basate su opinioni personali e non su fatti acclarati.

Nel caso del corona virus, ad esempio, non è pensabile che vengano annunciati i decreti sulla pagina FB del presidente del consiglio. Sulla pagina personale del presidente del consiglio, ma siamo pazzi?

Esiste un sistema istituzionale, esiste il fatto di parlare a una nazione, esistono i discorsi a reti unificate, in momenti di estrema gravità come quello che stiamo vivendo, l'istituzione deve farsi sentire in sede istituzionale, non sulla pagina personale di FB del presidente del consiglio.

Così facendo mi verrebbe da pensare che il portavoce che suggerisce come comunicare, sia un ex concorrente del grande fratello, impensabile. ;-)

Si deve comunicare in modo chiaro, netto, senza dare adito a dubbi o interpretazioni personali.

Ti faccio un esempio: ieri è stata annunciata la serrata di tutte le attività non strategiche per il paese senza dire quali sono.

Mi spiego meglio: le attività di noi imprenditori vengono identificate attraverso il codice ateco, quali sono i codici ateco che potranno e dovranno restare aperti e quali saranno chiusi?

Non è un dettaglio irrilevante, mentre sto scrivendo questo articolo, sono le 06.00 del mattino, non c'è una lista ufficiale, ci sono decine di liste, fatte da siti più o meno autorevoli alcune con i codici indicati, altre non citano i codici, ma il governo, a questo momento, non ha rilasciato la lista. Perché?

E' il governo che deve rilasciare immediatamente la lista, non i giornalisti, altrimenti si alimentano le ansie, le paure, lo smarrimento.

Le parole sono importanti, le modalità sono importanti, la forma è importante: sempre e a maggior ragione in questo caso.

I tempi

La comunicazione ha dei tempi, dei ritmi, soprattutto se hai ruoli in cui devi esercitare leadership, li devi conoscere.

Perché in questa situazione chi ci comanda si sta comportando in modo così surreale, direi dilettantesco? Non posso credere che chi ci governa sia così stupido da non sapere che qualsiasi cosa venga detta ha degli effetti, o si? Si, sono stupidi incompetenti, o criminali.

Tutta la comunicazione di questa situazione gira intorno alla conferenza stampa delle ore 18.00, in cui ci viene annunciata l'ecatombe quotidiana come filo conduttore, scatenando ansie, panico, incrementi di uso di anti depressivi e altri effetti collaterali poco utili in una situazione come questa.

Perché non partire dal contrario? Dalle cose che stanno funzionando, ci sono, per tranquillizzare invece che gettare la gente nel panico? E' un fondamento della comunicazione: il mio gruppo lo devo tranquillizzare, non gettare nel panico più totale.

Sono io che devo avere i nervi saldi per tutti, più siamo in alto nell'organigramma e più abbiamo questa responsabilità, anche in momenti come questi in cui tremano i polsi.

E' in questi momenti che si deve dimostrare la capacità di leadership e di comando, non quando tutto va bene, non durante le feste o le parate in cui è facile sembrare degli statisti illuminati.

Le ore 23.30 di sabato 21 marzo, per parlare alla nazione, in modo fumoso, di un decreto che entrerà in vigore lunedì 23 marzo. Perché? Qual è il senso?

Mi vuoi fare andare a letto sperando che mi venga l'infarto mentre dormo?

Vuoi alimentare la mia ansia per incrementare l'uso degli ansiolitici e degli psicofarmaci del settore strategico farmaceutico che rimarrà aperto?

Qual è il senso di questa minchiata colossale?

Se hai deciso di serrare l'Italia, va bene, ci sta, lo capisco, lo posso anche accettare in un momento come questo.

Ma caspiterina, comunicamelo nei modi, nei tempi e con tutti i dettagli giusti: è un tuo dovere istituzionale, cazzo, sei lo Stato, non il circolo del bridge, o l'associazione dei piccoli esploratori.

Perché me lo comunichi alle 23.30 di notte e alle 06.00 del mattino successivo non c'è ancora il comunicato ufficiale del governo e mi devo informare sul sito della signora Maria, con tutto il rispetto della signora Maria?

Non me ne frega nulla che la decisione sia stata difficile, dolorosa, drammatica. Non me ne frega nulla delle tue ansie, non me ne frega nulla dei tempi di pubblicazione sulla gazzetta ufficiale: sei il Governo, sei lì per quello, è il tuo lavoro, fallo, e fallo bene.

Nel momento in cui prendi una decisione come questa, una decisione che posso anche trovare giusta in questo momento eccezionale della vita del paese, una decisione che non è mai stata presa dall'ultimo conflitto mondiale che ci ha riguardato, fallo nel modo e nei tempi giusti.

I tempi e i ritmi contano, contano tanto. sempre, e a maggior ragione in questo caso.

Cosa insegna a noi imprenditori la leadership del corona virus?

Ci insegna che, nel nostro microcosmo, è la stessa cosa.

Anche noi, nel nostro piccolo, non possiamo farci prendere dal panico, anche se siamo nel panico.

Non possiamo lasciare che la comunicazione il nostro gruppo se la vada a cercare in giro, attraverso fonti non ufficiali, solo perché noi siamo indecisi, tentennanti, tormentati.

Anche noi imprenditori abbiamo paura, abbiamo ansie, viviamo lo stress, sempre, ma soprattutto in questi giorni.

Ma è il nostro mestiere, lo abbiamo scelto noi, e questo è il momento per mantenere la testa pulita e il cuore vivo.

La testa pulita e il cuore vivo: per noi, per le nostre famiglie, per le nostre aziende e per le persone e le famiglie delle persone che lavorano per noi.

Questo è il momento di mettere in pratica tutto quello che ci hanno insegnato i corsi di leadership e di comunicazione che abbiamo frequentato nel corso degli anni.

I team building, le belle parole, le frasi ad effetto ora non contano un cazzo: ora conta solo quello che decideremo di fare e come lo faremo. Il momento di dimostrare che siamo all'altezza del nostro compito è adesso.

E' questo il momento per parlare alle nostre persone e tranquillizzarle, anche se sono a casa, anche se le abbiamo messe in cassa integrazione, anche se non abbiamo certezza.

In realtà una certezza l'abbiamo: noi.

Lo dobbiamo e lo possiamo fare, anche se stiamo sbattendo la testa contro il muro, piangendo in silenzio dentro le mura di casa per non farci vedere da nostra moglie o da nostro marito, perché non vogliamo alimentare le loro ansie.

Con i nostri collaboratori è la stessa cosa: stiamo in comunicazione con loro, costantemente.

Non perdiamo la fede

Non la fede religiosa, ognuno ha la sua, io sono agnostico e quindi non parlo di fede in senso religioso.

Parlo di fede in quello che facciamo, nel nostro lavoro, nei sacrifici che abbiamo fatto e che continueremo a fare.

La fede nelle nostre capacità di far fronte a difficoltà che abbiamo attraversato e superato, di ansie che abbiamo affrontato e di draghi che abbiamo avuto il coraggio di guardare in faccia, tremando di paura, ma lo abbiamo fatto e li abbiamo sconfitti.

Perché non è vero che andrà tutto bene. Non andrà un cazzo bene se non teniamo salda la nostra fede.

Non andrà un cazzo bene se tra poche settimane dovremo licenziare i nostri collaboratori perché noi avremo esaurito le energie mentali e decideremo di mollare tutto, perché il rischio c'è, è un rischio concreto, ma non è questo il momento per pensare alle difficoltà che ci saranno.

Il futuro non lo stiamo ancora vivendo: stiamo vivendo il presente, che è questo.

Adattarsi, improvvisare e raggiungere lo scopo. E' il motto dei Marines, e mai come in questo momento, ognuno di noi, nei suoi piccoli o grandi gruppi, può avere un'idea molto reale di quello che significa.

Ci dicono che siamo in guerra: è vero.

Ma, chi ha fatto il militare, chi lo ha fatto per davvero, come me, lo sa: una battaglia, uno sbarco, una campagna non si improvvisa, ci si allena, ci si addestra, si pianifica.

In questi giorni difficili per tutti, frequentiamo, in modo virtuale, persone che ci diano ispirazione.

Progettiamo il futuro, facciamo piani operativi, prepariamo le truppe, affiliamo le armi, esercitiamoci e prepariamoci, perché quando, dopo tutta la tensione che stiamo accumulando, dopo tutta la paura che ci sta paralizzando, quando l'adrenalina si alzerà e si abbasserà la rampa degli LCU in prossimità della spiaggia, dobbiamo essere pronti, e possiamo esserlo.

Saremo pronti: il nostro mestiere è quello di risolvere problemi, siamo in grado di risolvere anche questo.

Manteniamo la fede, la testa pulita e il cuore vivo, allora si, se riusciremo a farlo andrà tutto bene.

Il mantra di questo post è: lavoriamoperessereprontiadessocomunicandoconlenostrepersone

Per oggi è tutto

Ti piacerebbe approfondire di persona questo argomento?
Contattami, senza impegno, cliccando sul pulsante qui sotto, sarà un piacere darti supporto!
Lascia un commento