La comunicazione è il solvente di quasi tutti i problemi

La comunicazione è il solvente di quasi tutti i problemi. Sto tenendo in questi giorni un momento di formazione sulla comunicazione, ogni volta che parlo di comunicazione mi trovo ad essere io per primo in auto analisi, a confrontarmi con quello che dico e quello che mi succede tutti i giorni nella quotidianità. Mi succede con altri argomenti che tratto in aula, ma con la comunicazione in modo particolare, penso perché è la componente cardine della nostra esistenza.

In che senso?

Ci sono tantissime definizioni di comunicazione, ma quella che a me piace e fa riflettere di più è questa: La comunicazione è il collante dei sentimenti che tengono insieme le persone, dando stabilità al sistema sociale. La trovo grandiosa nella sua semplicità e chiarezza. Senza comunicazione scoppiano le famiglie, saltano le aziende, si disgregano i gruppi, si fanno le guerre. La comunicazione è davvero il solvente di quasi tutti i problemi, però, a volte, i rapporti tra le persone si deteriorano così tanto che non è più possibile ripristinarli. Si entra nell'area della non comunicabilità, il punto di non ritorno, oltre il quale non si ha più la volontà di provare a recuperare la posizione. Ecco, nel momento in cui si arriva a questo punto, a mio parere, non serve più insistere, perché qualsiasi tentativo di comunicazione, da ambo le parti in causa, sarà troppo filtrato dai pregiudizi e dalle credenze di ognuno rendendo di fatto impossibile la comunicazione. Ma non si arriva al punto di non ritorno di colpo. Ci sono tanti segnali, tanti momenti che devono suonare come un campanello d'allarme che, se ascoltati e affrontati, ci possono permettere, non sempre ma spesso, di fermarci prima del punto di non ritorno.

Cosa intendi?

Te lo racconto con una metafora. Immagina l'inizio di una storia d'amore: è tutto bello, si è sulle nuvole, c'è un grande feeling emotivo e si comunica molto, c'è tanta fisicità e voglia di stare insieme, vicini. Quando ci sono problemi, anche piccoli, si affrontano e si prova insieme a superarli. Siamo nel momento romantico e idilliaco del rapporto. Poi, con il tempo, si entra nella routine. Certo, ci si ama ancora, c'è un grande affetto, però, quel piccolo problema che ci affligge non si affronta, perché porterebbe una discussione, si lascia andare. Su quell'altro comportamento che ci disturba si sorvola, perché sarebbe fonte di turbamento e di litigio. Funziona così per tutte e due le parti in gioco: tanti piccoli disaccordi non gestiti. Ci sono altri problemi più pressanti da gestire e risolvere, ci sono le faccende della vita, il rapporto personale passa in secondo piano rispetto alle bollette, al mutuo da pagare, ai bambini che fanno casino e ci fanno disperare. Il rapporto tra i due componenti della coppia non è più prioritario. Giorno dopo giorno i piccoli disaccordi si accumulano, dettagli inutili per una delle parti, ma importanti per l'altra. Crescono, in modo silente, senza fare troppo rumore e un giorno, si scopre che sono diventati una montagna, troppo alta da scalare. Il punto è che non sono diventati una montagna in un giorno, la montagna è cresciuta giorno dopo giorno, e ora ci si trova ognuno su versanti opposti della montagna, troppo lontani per comunicare. Guarda questa matrice:

Ok, quindi?

Come vedi, sugli assi c'è il livello della relazione tra le persone, che può essere buona o cattiva e il contenuto della comunicazione che può essere positivo e negativo. E' semplice da comprendere, di immediata lettura. Nel quadrante in alto a sinistra vedi cosa succede se, tra due soggetti che hanno una buona relazione, c'è uno scambio di contenuti negativo: si genera un contrasto. Attenzione, per contrasto io non intendo solo un piccolo disaccordo, può essere una grande discussione, una sonora litigata, anche feroce. Nel quadrante in basso a sinistra invece, vedi cosa succede se, tra due soggetti, che non hanno una buona relazione c'è uno scambio di contenuti negativo: invece di un contrasto si genera un conflitto. Attenzione, la differenza tra un contrasto e un conflitto non sta nel livello del contenuto tra i due soggetti, ma nel livello della relazione: un contrasto si può dirimere e risolvere. Un conflitto, lo dice la parola stessa, prevede che uno dei due rimanga a terra, morto. E' guerra. Ora, vivendo tutti noi, in prima persona, sia contrasti che conflitti dobbiamo farci una domanda: Quand'è che si passa da una buona relazione a una cattiva relazione? Non ho una risposta certa e definita, non sono uno scienziato, uno psicologo o uno studioso dotto, sono uno che vive, tutti i giorni e osservo, cosa succede a me e cosa succede intorno a me. Ecco, finche c'è stima si sta nell'ambito del contrasto e della buona relazione, quando due persone, due parti si stimano, possono anche litigare furiosamente, ma ambedue vogliono lavorare per dirimere il contrasto, sanno che se non lo fanno si trasformerà in conflitto. Quando la stima scema e non c'è più, inevitabilmente ogni intoppo o discussione degenererà in conflitto. Quando questo succede, non è che non si possa recuperare la posizione, ma per farlo è necessario far fluire la comunicazione nuovamente, come all'inizio del rapporto. A volte è possibile, a volte no: dipende da quanto tempo è passato senza comunicare, dipende da quanto, ognuna delle parti ha mostrato empatia nei confronti dell'altra.

Empatia?

Si, l'empatia è l'elemento cardine per mantenere un buon livello comunicativo. Una delle definizioni di empatia è questa: identificare e comprendere i sentimenti, idee e condizioni dell'interlocutore. Mettersi nei suoi panni. L'empatia non ha niente a che vedere con la simpatia. Io posso provare empatia per un altro pur non essendo d'accordo con lui. Posso provare e manifestare empatia anche in momenti difficili e duri, in cui devo comunicare cose brutte e difficili. L'empatia esiste quando siamo nel quadrante in alto a sinistra, quando scendiamo nel quadrante in basso l'empatia non esiste più. Attenzione, a volte la mancanza d'empatia, ci fa scivolare nel quadrante in basso a destra, quello in cui generiamo sospetto: comunichiamo contenuti positivi a persone con cui non abbiamo una buona relazione, la gente non si fida di noi. A me è successo di rendermi conto che comunicavo senza empatia, non mi interessava più la relazione, probabilmente è successo anche a te. Possiamo dire tutto quello che vogliamo, ma il nostro cervello rettile è molto attento e si accorge che qualcosa non funziona: noi non comunichiamo le nostre parole ma le nostre idee e il cervello rettile, le percepisce, ha cinquecento milioni d'anni d'esperienza, è più scaltro e scafato di noi. ;-) Il cervello rettile? Si, è una storia lunga, la racconterò in un altro post, il cervello rettile viene descritto nella teoria del cervello trino di Paul MacLean che puoi leggere per sommi capi qui e un pò più in dettaglio qui  .E' una teoria in cui trovo un senso e la condivido.

Concludendo:

E' evidente che il quadrante ideale in cui stare è quello in alto a destra, quello dove trovo una buona relazione e dei buoni contenuti, il quadrante dell'armonia. Però è irreale vivere sempre in armonia. L'armonia è quella del Mulino Bianco, dove tutto funziona alla perfezione, quella in cui il mugnaio super figo, con le sembianze Banderas, parla con le galline. Certo, esistono momenti di armonia nella vita, dobbiamo goderceli e ricordarceli quando le cose non funzionano proprio bene però, spesso, la nostra esistenza, si svolge nel quadrante in alto a sinistra, con qualche puntata in quello in alto destra. Ecco, se siamo consapevoli, che la perfezione non esiste ma che la comunicazione aperta ci permette di muoverci nei due quadranti in alto, qualche scivolata nei due quadranti in basso la possiamo sopportare e superare, sia noi che quelli che hanno a che fare con noi, non farà tanti danni. Quando però la comunicazione non fluisce più, quando non ci interessa più l'altra persona, ma ci concentriamo solo sui contenuti e non più sulla relazione, ecco che ci si avvicina al punto di non ritorno, superarlo è un attimo.

Ma che titolo hai?

Come ho scritto, non sono uno scienziato e non sono uno psicologo e qualcuno potrebbe pensare o dire che non ho titolo a scrivere quello che sto scrivendo, magari a ragione. In questo blog però non racconto di scienza, ma di quello che mi succede vivendo e di quello che vedo succedere intorno a me, sperimentando, cadendo, facendo tanti errori e ripartendo, come succede a tutti noi. Ho tante cicatrici, tante ferite rimarginate che porto con orgoglio e alcune aperte che sanguinano un pò, ma si rimargineranno, come è sempre successo. Ho fatto del male agli altri provocando ferite, mi auguro che, a chi le ho inferte, si siano rimarginate. Cerco di non piangere sul latte versato, a volte succede. A volte non sono stato e non sono una bella persona, molto più spesso si. Scrivo raccontando me stesso, per cercare di trasferire esperienze di vita vissuta, che possano aiutare a evitare alcuni errori che ho fatto io o di mettere in atto azioni di successo che hanno funzionato per me e che mi piace condividere con chi mi legge. Cerchiamo, se possibile, di comunicare sempre, di prenderci cura degli altri non chiudendo i canali di comunicazione, proviamo a metterci nei panni degli altri, vale nelle relazioni personali, vale sul lavoro, vale nella vita in generale, vale per tutti noi. Il mantra di questo post è: quandopossibilefermiamociprimadelpuntodinonritorno Per oggi è tutto.
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